Formentera un paradiso a portata di mano.

30 ago

Questa volta abbiamo deciso di volare AirOne da Malpensa, 150 euro A/R vs i circa 400 di ryanair… a Luglio.
Abbiamo lasciato l’auto al Moggia Parking rapporto qualità /prezzo ottimo e simpatia del personale imbattibile :)
A Formentera si arriva tramite traghetto da Ibiza, i traghetti partono ogni 20 minuti nel periodo estivo, potete consultare l’orario aggiornato qui oppure qui.

Per l’alloggio abbiamo scelto una casita  de campo tipica  fra San Francesc e Sant Ferrant e ci siamo fatte aiutare dalla Stefy (se volete contatto scirveteci).
Prima o durante il vostro soggiorno a Formentera consigliamo la lettura del libro “Formentera non esiste”  noi lo abbaimo letto e abbiamo scoperto la storia e la magia di questa isola meravigliosa.
Formentera ( dal latino frumentaria) e’ una striscia di terra di 23 km in mezzo al Mediterraneo.

I tre centri principali dell’isola sono San Francesc Xavier, San Ferran de ses Roques famoso centro di ritrovo degli Hippye ed Es Pujols il centro turistico più famoso e dove si fanno le ore piccole in giro fra bistrot, birrerie e locali di ogni genere..
Negli ultimi anni l’isola e’ divenuta famosa per gli aperitivi in spiaggia e per le frequentazioni VIP, ma Formentera é molto di più e offre un natura selvaggia e ancora (speriamo per molto) incontaminata.

Il mezzo di locomozione che tutti utilizzano e che consigliamo e’ lo scooter che potete noleggiare al porto al vostro arrivo, noi abbiamo noleggiato a Es Pujols rental che e’quello che ci ha fatto il prezzo migliore.

Ci raccomandiamo di essere rispettosi e prudenti, parcheggiate solo dove consentito, ci sono vigili molto scrupolosi, chi scrive è andato a riprendere il motorino poagando 64 euro di multa + 15 di taxi per arrivare al parcheggio pubblico :)

Se non strettamente necessario sconsigliamo il noleggio di quad (4 route) ingombrati inutili e poco graditi dagli Isolani.

Cercate di parlare spagnolo, l’abitudine degli Italiani di rivolgersi a tutti in lingua madre risulta arrogante e, seppur tollerata, non è una pratica ben vista.

Formentera è stanca di sentirsi chiamare Little Italy o Pequena Italia anche perchè, di fatto, è molto altro.

Per la spesa sappiate che i supermarket sono aperti fino alle 22.00/23.00 quindi, se avete bidsogno di fare spesa, non occorre precipitarsi dalla spiaggia, c’è tutto il tempo necessario.

Le spiagge più belle:
Migjorn, Platja di Levante e in assoluto Desiré.

I tramonti più belli
Migjorn, Illetes, cap de Barbaria.

Chioschi in spiaggia
Lucky (playa de  Migjorn) accoglienza Bolognese ;)
Sun Splash (playa de  Migjorn) atmosfera Hippy
Pirata bus, molto turistico, ma il tramonto che offre vale la pena…

Se volete trascorrere una vacanza tranquilla e poco mondana evitate es Pujols alla sera e la spiaggia di Illetes di giorno e Cala Sahona (bella ma affollatissima e meta di gite turistiche).

Cose da fare:

Il tramonto a cap de Barbaria: indimenticabile (grazie @Stafania Campanella per il suggerimento)

Gita di notte al Pilar della Mola

Traversata si Illetes a piedi per il tramonto (circa un’ora di cammino fra le dune di sabbia)

Shopping
Encantes : es Pujols
Las Brisas : Sant Fransesc

Abbiamo mangiato

Sud  Carrettera de Cala Sahona Km 0,2 per prenotazioni 971/322903 ottimo rapporto qualità prezzo si mangia sia Italiano che Spagnolo.

Chezz Gerdi Es Pujols 0034. 971 328603 si mangia bene: cucina Italiana prezzi non proprio abbordabili. (famosa la cassetta di frittura).

Pelayo 0034 660 02 42 11 Cami de ses Eufabietes Platya de Migjorn: La Paella più famosa dell’Isola! Pesce freschissimo e ambiente informale.

Sa Finca Calle Tarragona 17,  +34 971329028 San Ferran: Ottimo rapporto qualità-prezzo buona sia la carne alla brace che il pesce, personale simpatico!

CanToni  bello, ma i piatti forzatamente sofisticati.Ottima scelta di Vini.

Macondo San Ferran:ottimo cappuccino al mattino e buona la pizza alla sera.

Chiosco di Levante, spiaggia di levante, il miglior Ali Oli dell’isola e ottimi piatti di pesce a prezzi onesti.

Quello che possiamo dire di Formentera è che va assaporata, vissuta in base all’idea di soggiorno che si vuol fare: quest’isola vi consente di fare vacanza relax o vacanza “rumba”, e in entrambi i casi la dimensione dell’una non si scontrerà con l’altra.

Visitate Formentera, provate a perderdervi e andate in cerca di posti sconosciuti o insolti, credete sia impossibile?

Vedrete che vi sbagliate…

Formentera è avvolgente, magnetica e causa dipendenza: si dice sull’isola che non c’è una persona che non vi faccia ritorno.

Non ci resta che augurarvi…

…Buon Viaggio!

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Alla scoperta della Calabria part one: La Costa Tirrenica

9 mag

Questa volta vi portiamo in Calabria dove ci sono davvero tante tante cose da scoprire.

Per iniziare il volo: abbiamo scelto di viaggiare Alitalia: da Bologna c’è un volo comodo su Lamezia Terme abbiamo scelto di partire alle 19,30 di Venerdì (compatibile con orario di ufficio !) e arrivo alle 22.40 circa; in alternativa esiste anche un diretto  RyanAir .

Ad ogni modo la nostra vacanza si snoda sulla costa tirrenica tra Diamante e Capo Vaticano per sconfinare anche in Basilicata per visitare la splendida Maratea.

Divenuta famosa grazie al film di Rocco PapaleoBasilicata Coast to Coast (se non lo avete visto ve lo consigliamo!), Maratea è da sempre famosa per la statua del Cristo che troneggia e che non potete perdere, se non soffrite di vertigini…ovvio!

Consigliamo anche un visita al suggestivo paese di Maratea ideale per una pausa al fresco, nella deliziosa piazza, e per fare gradevoli acquisti  (in particolare segnaliamo una pelletteria artigianale che trovate in un vicolo a destra con la piazzetta alle spalle salendo, dove potete trovare bellissimi accessori ad ottimi prezzi).

Per il bagno non potete mancare la spiagga nera, che prende il nome dalla sabbia nera che la caratterizza, la discesa al mare è davvero suggestiva.

Ma andiamo con ordine:

Diamante è uno paesino arroccato sul mare famoso per i murales e il Festival del peperoncino.

Di Diamante abbiamo apprezzato i vicoletti pieni di taverne e suggestivi scorci, in cui si nascondono delle bellissime botteghe di artigianato artistico.

Per l’aperitivo vista mare consigliamo il caffè Ninì per lo shopping Miriade e se avete voglia di cucina Messica non perdetevi el Sombrero… per la cena di pesce chiedete de La Guardiola, di certo non un posto Glam, ma il pesce è freschissimo e preparato  in modo semplice, tipico della cucina mediterranea.

Per i tramonti il lungomare offre dei suggestivi landscape, ma se amate le emozioni forti fate un paio di chilometri in più e salite in cima fino ai Ruderi di Cirella, poi spegente tutto e state ad ammirare…

A pochi chilometri da Diamante sorge Belvedere un piccolo paese di mare che abbiamo visitato su suggerimento di un amico, che ci ha segnalato un ristorante degno di nota Il Povero Pesce. Belvedere è piccolo e si snoda sulla costa, il punto più alto si chiama Capo Tirone dove sorge una chiesetta e si vede tutta la baia sottostante.

Il nostro viaggio prosegue e si sposta verso sud: alzate di buon ora partiamo alla volta di Tropea e di Pizzo Calabro: due gioielli l’uno noto per la cipolla rossa e l’altro per il famoso “gelato di pizzo!”.

Tropea è suggestiva e arroccata su una rupe che da lontano sembra quasi un’antica Medina. Dopo circa 2 ore di Macchiana decidiamo di fare il primo tuffo proprio alla prima spiaggia che si trova sotto la città. A Tropea, come su tutta la costa il mare è selvaggio e l’acqua frizzante avvolge e tonifica…cosa chidere di meglio?

Dopo un pò ci accorgiamo che la “nostra” spiaggia benchè meravigliosa, è destinata ad essere messa in ombra dalla rocca che ci sovratsa nel giro di pochissimo, ma niente paura, la nostra tabella di marcia prevedeva comunque uno spostamento verso la suggetsiva spiaggia di “Punta  faro”.

Se passate da Tropea in Luglio non potete assolutamente perdere la Sagra del pesce azzurro e della cipolla rossa di Tropea.

La sagra festeggia la celebre cipolla rossa e la cucina tradizionale del luogo, che da sempre non può fare a meno di lei e del pesce azzurro.

Arrivate a Capo Vaticano decidiamo di concederci uno spuntino sulla terrazza che sovrasta la spiaggia. Oltre la suggestiva vista la brezza meravigliosa, troverete un baretto che vi stupirà con insalata di pomodori e cipolle (se pensate che siano indigeste o vi lascino un importante eredità… beh vi sbagliate! sono dolcissime e profumate!) nduja, caciocavallo, olive e un ottimo caffè!

Dopo qualche ora di sole, un bagno e una passeggiata a Tropea di ritorno dalla spaiggia (e diciamola tutta, dopo una fantastica fetta di pizza con salsiccia e cipolla, e dopo aver comprato un mazzo meraviglioso di cipolle e le sementi da piantare… ), decidiamo di ripartire e, tornando facciamo sosta a Pizzo Calabro.

Da non perdere a Pizzo un gelato Tartufo o Nocciola imbottita nella piazza, e un tramonto (indimenticabile)  dalla terrazza di Piazza della Repubblica.

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Ricominciamo dal Marocco

23 mar

Ancora una volta abbiamo viaggiato Ryanair, volo Bologna Fez e per dormire ci siamo affiate a Booking.com

Da Fez dopo aver preso a nolo un’auto (una Dacia Logan funzionante ma da dimenticare…) in aeroporto, ci siamo dirette verso Meknes che dista circa 50 km.

Se non avete un navigatore satellitare, non fidatevi del vostro senso di orientamento: chidete indicazioni e cercate qualcuno che vi accompagni alla meta!

Meknes è anch’ essa una città imperiale piccola, raccolta e affascinante. Per dormire abbiamo scelto il Riad Yacout, nel cuore della Medina: lussosissimo e confortevole, il Riad Yacout offre anche un ottimo servizio ristorante che al mattino vi stupirà con una prima colazione commovente :)

Da non perdere a Meknes il mausoleo del sultano Mausolée de Moulay e  il giro delle porte imperiali, vi cosigliamo giro a piedi fino al Bassin de l’ Agdal: l’immenso serbatoio d’acqua costruito dal sultano per abbeverare i prorpi cavalli.

Se volete immergervi nella vita locale, scarpe chiuse e lanciatevi in una visita al mercato coperto, ma siete avvertiti: odori e “tinte molto forti” ;)

A sera concedetvi  un the verde sulla terazza in Place El Hedhim per assistere al tramonto e guardare la piazza popolarsi di artisti di strada e saltimbanchi, speziali e gente comune ala ricerca di qualcuno con cui parlare.

Dopo un giorno e un pò a Mekness partiamo alla volta di Fes.

A Fes abbiamo dormito nel Riad Dar Skalli, incantevole!

Fes è una delle città più grandi e popolate del Marocco.

Appena arrivate a Fes sarete tacchinati da ragazzi del luogo che si offorno come guida: sceglietene uno, quello che vi ispira maggiore fiducia e fatevi guidare all’interno della Medina, piuttosto che verso il riad oppue fatevi consigliare un ristorante.

Le guide si distinguno in guide ufficiali, che ricnoscete dal badge che portano appeso al collo; e le guide abusive.
Differenza? La guide ufficiali vi portano nei posti turistici, quelle abusive vi portano nei posti meno turistici. Il rischio è che i posti poco turistici siano anche poco significativi da vedere, ma questa è questione di punti di vista.
Noi abbiamo scelto il primo giono una guida non ufficiale e il secondo giorno abbiamo girato i posti turistici in maniera autonoma.
La nostra guida Ottomano ci ha accompagnato per l’antica Medina: abbiamo visiato l’antico quartiere andaluso, i suk e la moschea che abbiamo ovviamente potuto vedere solo dall’esterno (solo i musulmani possono entrare!). All’uscita di un momento di preghiera abbiamo avuto la fortuna di vedere il portone spalancato e siamo riuscite a rubare qualche scatto!

Da vedere anche il Riyad Moqri, antichissimo e maestoso, vi offrirà una vista siggestiva di tutta la vecchia medina oltre che il profumo dell’aranceto che sovrasta tutto il giardino.
Potete visitare le antiche concerie di Fes, da lonato e con naso coperto, se siete deboli di stomaco, perchè l’odore è fortissimo, di solito vi viene offerto un ramoscllo di menta per coprire l’odore che proviene dalle vasche, ma per molti non è sufficiente.
La vista è suggestiva e da non prdere.

Ovviamente la nostra guida ci porta nella più antica erboristeria della ancien medina, dove facciamo razzia di spezie e  in un negozio di tappeti, lo fanno tutti, hanno una percentuale sull’acquisto che effettuerete.

Se entrate in un negozio di tappeti sappiate che vi verrà offerto un bicchiere di the alla menta e uno o due persone vi terranno lì per farvi vedere tutti i tappeti e le differenti lavorazioni e non c’è speranza di tagliare corto…ergo se siete impazienti o non vi interessa acquistare un tappeto, sbirciate da fuori e non entrate ma vi perderete un pezzo del vostro viaggio ;) !

Dopo una intera giornata tra i vicoli e un passaggio rigenerante al Riad, grazie a Ottomano riusciamo a prenotare un ristorante nella medina. Un autista che abbiamo preventivamente prenotato ci accompagna in auto e per un tratto a piedi fino all’ingresso del Palais des Merinides, dove ceniamo ni un ambiente meravglioso, un palazzo del XIV secolo, ma spendendo molto e mangiando appena discretamente. Anche al ritorno l’autista vi ri accompagnerà fino all’ingresso del Riad.

Il giorno seguente, dopo una colazione fantastica con frittelle, pane, marmellata e ogni ben di Dio, ci avviamo verso la zona più turistica dei Suk, che inizia dalla porta Bab Boujeloud e passeggiamo tra bancarelle e negozietti dove una pashmina di seta costa 100 Dirham (8 euro circa). Sempre a piedi passeggiamo fino a raggiungere il quartiere ebraico per cercare di visitare quelli che scopriremo essere solo “i resti” dell’antica casa del Rabbino e della Sinagoga.

La guida, che stavolta è ufficiale, ci accompagna poi tra i vicoli e a vedere il cimitero ebraico e la casa in cui le donne si preparano, con trucco e acconciatura, a sposarsi.
E’ usanza dare 200 Dirham di offerta (17 euro circa) per il mantenimento di questo luogo (che cade a pezzi!!)

Finito il tour facciamo un giro in auto attorno alla città nuova, per poi dirigerci verso la collina Borj Sud, popolata di centinaia di persone sedute nel prato, bambini che si rincorrono e ragazzi che passeggiano per mano.

La rocca che sovrasta la collina regala una vista meravigliosa su tutta Fes e al tramonto acquista la poesia dei colori del crepuscolo.

Grazie al proprietario del Riad, un armeno/francese la nostra ultima cena marocchina è, in relatà, un pane arabo con formaggio e pomodorini, mangiato nel locale di un francese. Nel cuore della medina all’interno di una piccola porta si apre un meraviglioso giardino con una terrazza con delle fontane, un locale colorato e piacevole che la Domenica cucina lasagne, pizza e tiramisù come tributo alla cucina italiana, e soprattutto perchè offre Heineken ghiacciata ;) : il Fez Café.

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Un tuffo nel Medioevo:rievocazione storica a Quattro Castella.

31 mag

L’ultima Domenica di Maggio fra afa e zanzare, si parte da Bologna alla volta delle Terre Matildiche.
Come ogni anno, il corteo storico rievoca l’incoronazione di Matilde di Canossa a vicaria imperiale e vice Regina d’ Italia.

Arrivando da Bologna potete scegliere l’uscita di Reggio Emilia o la successiva Terre di Canossa e Campegine e proseguire verso Quattro Castella .

I festeggiamenti iniziano di Venerdì con le feste medievali di Rio da Corte (la contrada nobile) e si concludono la Domenica.

Qui il programma dettagliato.

Arrivati passiamo lo sbarramento dei parcheggi perchè, invitati da una famiglia del luogo; se non avete un invito potete parecheggiare alle porte di Quanttro Castella pagando 2 euro.

Per accedere alla rievocazione si paga un ingresso di 5 euro e si varcano le soglie spazio-temporali.

L’effetto ricorda un pò quello che si prova appena arrivati all’ Havana: un tuffo repentino nel passato.

Le persone sono tutte in costume e non c’è acceno alcuno alla contemporaneità, eccetto per le divise di vigili e carabinieri che si aggirano per le stade.

I costumi degli abitanti sono impeccabili, fedeli e di fattura ricercata (per intenderci: non sembra di essere ad un festa di carnevale…qui fanno sul serio).

Appena passato il varco ci troviamo in un mercatino in cui sono esposte armature da cavaliere, armi, spezie,posate e suppellettili di legno.

Gli  animali pascolano indisturbati per strada e s’ode musica medievale tutt’intorno.

Risaliamo la rupe e arriviamo al campo sportivo dove si svolge la rievocazione storica.

Ci sono Matilde ed Enrico, i musici, i villici i gonfalonieri, i guerrieri, gli sbandieratori e le contrade che si affrontano in prove di abilità come la quintana dell’anello e altre più fisiche, come la lotta del ponte, nella quale risulta vincitore chi rimane in piedi a suon di spintoni e botte.

Se non fosse per le gradinate, ci aspetteremmo di incontrare da un momento all’altro Benigni e Troisi impegnati in un scena di “Non ci resta che piangere!”.

Special guest degli ultimi anni i Burdyri che chiudono i festeggiamenti con uno spettacolo di lotta  medievale e la band scozzese Clan Wallace.

Conclusa la cerimonia di incoronazione di Matilde il corteo di dispiega per il paese e musica e colori pervadono le stradine.

A cena si può scegliere una delle locande, noi scegliamo quella del campo tende dove si mangia solo carne alla griglia e verdure cotte “medioevo style”.

Una giornata singolare in una cornice  unica, consigliata a tutti i curiosi e agli appassionati di storia.

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Some green places somewhere

10 mag

Se pensate che per viaggiare non siano necessarie 10 valigie, che il vilaggio sistema all inclusive sia la cosa più monotona e noiosa che viene in mente, solo in coda alla crociera, e quando arrivate in un posto volete solo immergervi negli usi e costumi della popolazione in attesa di sposarne la gastronomia, i sapori e i profumi… allora potrebbe piacervi l’idea di un viaggio green all’insegna dell’eco-sostenibilità.

Sono tanti i portali che si occupano di questo tipo di viaggio sicuramente contemporaneo e “di moda”. Ma alla fine che c’è di male se a diventare “trendy” è qualcosa che oltre ad essere cool è anche utile, eco, solidale o semplicemente anzichè contribuire a globalizzare tutto, rispecchia un modo di viaggiare che rispetta cultura, usi, costumi, abitudini culinarie, religioni o la natura del posto in cui approdiamo?!?

Nelle nostre ricerche “pro-estate” ci siamo imbattute ad esempio in Evolution Travel Italia, un portale tutto dedicato al turismo responsabile, navigabile per interessi (c’è anche l’archeologia per chi si sente un po’ come Indiana Jones), per luoghi o per tipologia di alloggio (da sottolineare la categoria sempre più ricercata – e meno male – cani in viaggio). 

Vantaggi Travel invece, che ha un’area dedicata ai viaggi eco, promossa e raggiungibile anche dal portale della catena iper, iNaturale, offre la possibilità di aderire ad offerte particolari e scontistiche riservate a tutti i possessori della carta vantaggi della catena di supermercati.

Su Co+Housing, magazine dedicato alla condivisione in senso allargato:

Creare sinergie e know how condividendo esperienze, questo è Co+housing

La filosofia CO contrasta gli sprechi e ottimizza le risorse, comunica in modo trasversale tematiche differenti, tocca temi molteplici e coinvolge  user eterogenei.

una serie di articoli e approfondimenti sempre sul turismo sostenibile, sulle soluzioni più innovative di concepire il viaggio come condivisione dello spazio, come ad esempio nella pratica dell’albergo diffuso (case disabitate o in disuso, che vengono recuperate per dar vita ad un albergo vero e proprio, in grado di offrire tutti i servizi alberghieri agli ospiti).

Per i più temerari e avventurosi poi ci sono il wwoofing (WorldWide Opportunities On Organic Farms), una sorta di vacanza low cost che offre, a chi non ha paura di lavorare a contatto con la natura, la possibilità di barattare ore di lavoro in fattorie biologiche o eco-villaggi (ma non solo), con vitto e alloggio.

E infine il CouchSurfing :

un network internazionale non-profit che connette viaggiatori e abitanti di circa 230 paesi in tutto il mondo

in pratica questo modo di viaggiare condivide “divani” di persone che si danno ospitalità in giro per il mondo, permettendo anche a chi ha pochi soldi in tasca, di passare da una destinazione all’altra sfruttando un network di persone che si basa sulla fiducia reciproca, i feedback della community e i criteri di valutazione rilasciati dai membri veterani della comunità.

Su Facebook (e come poteva mancare…!) ci siamo imbattute in green traveller, Your route to greener holidays, fan page di un website che racchiude informazioni di ogni genere su viaggi in Inghilterra e all’estero all’insegna del green, nato nel 2006 per mano di un travel journalist.

All’interno c’è anche un blog (dal quale in realtà è nato il portale) con utilissimi consigli e altrettante recensioni postati da esperti viaggiatori. Davvero interessanti e utili i dettagli sulle mete e la gallery fotografica.

Beh che dire se vi capita di switchare ne mood Green Traveller speriamo di esservi state di aiuto… noi invece continuiamo a surfare alla ricerca della prossima meta per le nostre vacanze ;)

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Superflash e Mastercard – niente commisisoni su RyanAir

3 mag

Se state per partire e volete acquistare un volo su RyanAir, beh sappiate che le MasterCard prepayd vi permettono di completare l’acquisto senza pagare ulteriori commissioni amministrative sulla transazione, a differenza di altre carte di credito, quali Visa Electron che è comunque una prepagata o il circuito CartaSi.

Tra le varie opzioni ho avuto modo di provare personalmente la Superflash di Intesa Sanpaolo (ovviamente non è l’unica, c’è anche Postepay NewGift ad esempio, ma di questa posso darvi indicazioni più precise per esperienza diretta :) ).
Per spiegarvi meglio il funzionamento ecco il video tutorial (sul canale ufficiale sarà pubblicato a breve, noi abbaimo l’anteprima perchè siamo più fighe ;) ) che in modo veloce e chiaro spiega come procedere:

In pratica comunque:

basta inserire non il numero di carta virtuale ma i codici reali (per internderci il numero di 16 cifre riportato sul fronte della carta, il CVV sul retro, e la data di scadenza) e selezionare come circuito di pagamento “MasterCard prepaid”. In questo modo, RyanAir riconoscerà che si tratta di una carta convenzionata e non applicherà costi aggiuntivi.

Visto e considerato che spesso il costo delle comissioni (che varia di solito tra i 5 e i 20 Euro) equivale al costo del volo se sitratta di Ryanair o in generale di compagnie LowCost, direi che questo è un bel vantaggio.


Un piccolo tip: se prenotate entro stasera a mezzanotte (3 Maggio), sul sito RyanAir ci sono voli a 8 Euro per tutte le destinazioni, con partenza Maggio-giugno!

Cheers

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London Calling: due giorni a Londra sono pochi?

11 mar

Quando si dice un tranquillo venerdì di paura
Siamo partite con una leggera nevicata direzione Orio al Serio… e all’imbocco della A21 a Fiorenzuola ci siamo imbattute in un paesaggio a dir poco montano, tipo pista da sci innevata prima che passino i gatti delle nevi. Superata anche questa prova (Dio benedica le gomme da neve GoodYear) ci lanciamo direzione Brescia Bergamo, fino a che a 50 Km dalla meta, la macchina decide di perdere potenza e non accelerare oltre i 60 Km/h – momento di panico – arriviamo con immutata fiducia alle 21.15 davanti all’ingresso, con chiusura del gate prevista per le 21.30.

Dopo un incontro nel parcheggio con popolazione autoctona che ci ha supportate con un “cori cori che te fa ben”... riusciamo a salire sul volo RyanAir delle 22.05, destinazione London Stansted!
Giunte a destinazione ci imbattiamo in una razza ormai in estinzione, l’inglese gentile e disponibile! Un omone di colore di 150 Kg ci aiuta a capire dove arrivare con i mezzi per approdare al nostro albergo e costringe l’autista ad uno Stop fuori programma per leyoung ladies“.

Per gli spostamenti da e per London Stansed vi consigliamo i bus Terravision che potete prenotare facilmente online. Con 9 pound siete da Stansed nel cuore di londra e viceversa.

Il percorso prende almeno 50 minuti, quindi calcolate di partire almeno un paio d’ore prima per non perdere il volo di ritorno!

Scese dal bus ci accoglie un paesaggio algido e silenzioso… surreale.

Millennium e Southwark Bridge illuminati, un forte vento gelido e nessuno per strada

Southwark Bridge


Dall’altra parte del Tamigi, la city che dorme accanto alla Tate Modern, al Globe e e alla sede del Financial times, in attesa di un nuovo giorno.
Dopo qualche incertezza sulle indicazioni per arrivare all’albergo (convinte dell’improbabilità di trovare un secondo inglese gentile e disponibile, ci siamo lanciate su un ristorante Indiano che ci ha indicato la via… ) arriviamo finalmente al Southwark Rose Hotel, trovato su Booking.com, che con un’offerta notevole ci ha permesso di dormire accanto al London Bridge nel cuore di Bankside, in una suite.

Southwark Rose Hotel

Da sottolineare la gentilezza del personale dell’albergo (indiani anche loro), la pulizia e la scelta di connubio con l’arte – molto di moda in questo periodo – con una mostra nella hall e in tutti gli androni dei piani, di un fotografo Giapponese.

Sveglie di buon’ora ci dirigiamo sulla terrazza del settimo piano e dopo una colazione inglese un po’ scarsa (una nota dolente di questo albergo – che offre invece una abbondante colazione continentale compresa nel prezzo) partiamo alla volta del Victoria & Albert museum, per DECODE, (tube South Kensington Circle line, District line, Piccadilly line)  Digital Design Sensations, mostra dedicata a digital designer affermati ed emergenti, che si sviluppa in tre percorsi – CODE, INTERACTIVITY, NETWORK – per raccontare come i codici siano un nuovo tool per il design, l’interazione rappresenti la nostra presenza fisica e i network traccino o rielaborino ciò che ci lasciamo alle spalle.

Con un misto di gioia e stupore ci dirigiamo alla vicinissima TUBE baciate da un inaspettato sole londinese ( la fermata è London Bridge – conviene il biglietto giornaliero da 8.60£  visto che la singola corsa ne costa 6.30£!)
Alcune opere molto belle altre meno interessanti ma in particolare:

in Code l’opera di James Forst e Aaron Koblin, restyle interattivo del video House of Cards dei Radiohead. interagendo con il touch screen è possibile muovere la prospettiva grazie ad una tecnologia di mapping in 3D che usa uno scanner con 64 laser per ogni videocamera.

In Interactivity nota di merito all’opera dell’italiana Fabrica Venetian MirrorFactory di Benetton Group - uno specchio che riproduce una immagine in scala di grigio, digitalmente filtrata da una telecamera, che sovrappone ciò che rimane impresso con una intercessione di 5/7 secondi tra le immagini riprodotte. La sensazione è quella di una pellicola che si imprime lentamente e riflette l’immagine, un connubio tra nuove tecnologie e tradizione.

In Network, Sensity di Stanza, che ha costruito un modello di visualizzazione di dati raccolti nelle città. Opere precedenti rappresentavano mappe di città dal punto di vista dei rumori, della polluzione e degli street hotspots. Per l’occasione il V&A museum ha creato un mapping in real time, che restituisce informazioni  nello spazio espositivo.

Soddisfatte della nostra prima tappa e con tanto di catalogo omaggio in uscita ci dirigiamo verso Portobello, per un meritato pomeriggio di shopping in compagnia di amici. I colori, gli odori e gli oggetti, sono gli stessi anche dopo tanti anni – Meltin Pot!

Tube Stop Ladbroke Grove della Circle line.


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Pochi passi e ci roviamo nel cuore di Portobello.

I negozi chiudono alle 18 e i banchetti iniziano a smantellare tutto alle 17; quindi vi consigliamo di fare un giro di mattina o entro il primo pomeriggio: c’è tanta di quella roba che poi non vorreste andare più via…

Portobello road

Se un negozio/un banchetto vi colpisce, fermatevi subito il “poi ci ripasso dopo” non funziona, difficilmente ci ripassate oppure se ripassate magari è già ora di chiusura.

Portobello road è coloratissima, le case sono tutte diverse l’una  dall’altra pur mantenendo lo stile inglese. Dopo circa un quarto d’ora di cammino ci troviamo nel cuore di Notting Hill e in mezzo ai suoi negozi di libri usati.

Andrea ci dice che i prezzi delle case in quesa zona sono esorbitanti, Portobello road e Columbia street, dopo il tracollo di Camden Town, sono rimaste le due zone di Londra in cui esplodono l’arte e l’originalità.

Gli abitanti di Portobello sonon molto gelosi del loro quartire e stanno molto attenti alla salvaguardia del piccolo ecosistema. Qui il gruppo su facebook tramite cui fanno sentire la propria voce. Una delle ultime polemiche ha riguardato uno store che ha aperto qualche tempo fa e che ha delle dimensioni che non incontrano gli standar delle piccole botteghe di Portobello. C’è stata una grande polemica e moltissime proteste da parte degli abitanti contro l’apertura del negozio in questione che ancora continua ad essere boicottato.

All Saints il negozio che ha scatenato la polemica

Del resto Camden Town è deceduta proprio per qusto motivo, i mega store e i franchising hanno inizaito a colonizzarla e alla fine l’hanno resa il quartire più turistico di Londra privandola di quell’area underground che vi portava tutti in missione negli anni ’80 in cerca di una festa Punk o di un introvabile vinile della Trojan Records.

Il caos dello shopping londinese da mercatino nonostante chiassoso rende tutto più affascinante

Ad una baracchina di dubbia igiene decidiamo di testare gli anticorpi con un German HotDog con crauti e senape, per poi riprendere la passeggiata tra robivecchi, negozietti e artisti di strada.

Portobello Window

Dopo quasi due ore di cammino facciamo una pausa in un localino dai toni messicani, dove recuperiamo le forze prima di ripartire alla volta dell’ultima parte del mercatino dedicata al vintage.
Con qualche acquisto ci dirigiamo verso SoHo, per un ultima passeggiata di rientro verso l’albergo.

Tappa all’Apple store di Regent Street per dare una sbirciatina ai nuovi prodotti e alimentare le nostre Digital Lives e poi dritte in albergo per prepararci ad uscire.

Dopo un meritato riposo ci dirigiamo verso Vinopolis : la città del vino situata in  un quartiere popolato di enoteche, ristoranti e winebar in cui il trade d’union è la degustazione del vino.

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Filetto con misticanza di verdure, e focacce e pane fatto in casa, accompagnato da un Syrah riserva Argentino, Brownie di cioccolato e semifreddo al croccante e zenzero.

Non ci siamo fatte mancare proprio nulla… Ebbre di cibo e di vino usciamo a passeggio tra i localini di Londra, dove però vista l’ora (in realtà era l’1… ma a Londra sembravano le 4 di mattina) non c’era più granchè.
Soddisfatte della nostra giornata torniamo in albergo.

Memori dl giorno precedente optiamo per la colazione continentale e usciamo nella tipica, uggiosa domenica di Londra (il secondo giorno con il sole è un po’ come il secondo inglese gentile e disponibile… improbabile!).

Puntini :)

Con una lunga passeggiata attraverso il quartiere e le vie della city, una sosta a Saint Paul e un nuovo passaggio per il Millennium Bridge arriviamo alla Tate Modern per una toccata e fuga all’istallazione “How it is” di Miroslaw Balka. Un gigantesco container di metallo nel quale ha riprodotto il buio con un tale senso di realtà da destabilizzare.

Perchè? per rappresentare nell’opera il senso di totale incoscienza per ciò che ci aspetta quando affrontiamo il futuro e le nostre scelte, lo stesso che si trasforma in stupore e in brividi quando le cose accadono e ci colgono impreparati anche se le conosciamo, come quando nel percorso si sfiora un passante o si percepisce la vicinanza di un corpo.
Così, come nella vita, accade che ci si volti e si veda la luce, che fino a quel momento inspiegabilmente l’occhio non percepiva, e che invece adesso rende il percorso a ritroso così banale e chiaro… verso l’uscita.

Peccato non avere il tempo d vedere le altre temporanee e rivedere la collezione permanente, ma decidiamo di optare per l’aria aperta e una passeggiata verso il mercatino dei fiori più amato dai londinesi in Columbia Road.


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Tube stop Old Street.

Lungo la strada incontriamo flotte di persone che arrivano dal mercatino cariche di piante e fiori dei più disparati colori e forme e nei tratti in cui siamo incerte verso quale direzione proseguire, seguiamo i fiori :)

Columbia Martket

Il mercato è tutto concentrato in una lunga e stretta strada, circondata di negozietti vintage e di cianfrusaglie, tearooms e negozi di parrucchiere e piccole gallerie.

I banchi dei fiori sono disposti nel mezzo della via, mentre i negozie costeggiano i due lati della strada.

Columbia road è completamente diversa dal contesto in cui è calata sembra quasi un paesello al centro della metropoli che corre veloce, mentre qui il tempo sembra essersi fermato.

Le botteghe sembrano dei grandi empori, quelli in cui entri per comprare qulacosa ed esci cn tutt’alra cosa.

Nei negozi di Columbia road trovi di tutto:dai guanti da giardiniere, a vecchi servizi di porcellana, occhiali anni ’70, oppure vassoi laccati del secolo scorso.

I negozi di Columbia Road

La flemma domenicale sembra avvolgere ogni cosa, anche noi che resteremmo volentieri a sorseggaiare te in un bar retrò, mentre sbirciamo gli acquisti dei passanti da dietro i vetri della finestra.

Sembra di essere appena uscite dall’albergo  e di avere tutto il tempo davanti,ma ahimè, sono già le 15.30 e un aereo ci aspetta.

Dopo un meritato panino da Pret a Manger, riprendiamo il bus di Terravision alla fermata di Liverpool Street (In altnativa c’è Victoria Station) guidato da uno strano omino al quale nessuno ha detto che un pullman non è una spider :)

Pensate ancora che due giorni a Londra siano pochi?

Sane e salve approdiamo al gate 737 che pullula di rumorosissimi tifosi in trasferta per la 6 Nations Rugby (giocatasi a Londra lo stesso week end).

Un volo tranquillo non ha prezzo… per tutto il resto, God Saves the iPod!!

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…La colazione è servita…

12 gen

…Metti una proposta per fare un fine settimana fuori per Pasqua

“Andiamo in Toscana in agriturismo, un posto pazzesco immerso nel verde… la location è da paura
…”

Metti la voglia delle prime gite fuori porta e il gioco è fatto!

Peccato che invece, complice la magia della Sorgente e delle coccole di Berto e Franca
…siano passati 9 mesi e noi ancora a pensare alla disastrosa accoglienza dell’agriturismo “Fattoria Campopalazzi”
…sì, perchè ok essere neofiti, ok propormi la degustazione di olio e vino prodotti dalla fattoria per tentare di vendere a tutti i costi, raccontando vendemmia e coltivazioni con dubbie proprietà di linguaggio… ma se per colazione mi rifili il latte Conad, The Lipton e due tristissimi Galbusera… per quanto rispettabilissimi prodotti…. beh di certo non hai reso un gran servizio.

Ora non pretendiamo che ci siano per colazione le uova appena raccolte dal pollaio, le confetture fatte in casa e la crostata di nonna papera, ma se alla fine del week end ci chiedi anche 17, e dico 17 Euro per il riscaldamento (acceso mezzora in due gg) e l’acqua calda, senza peraltro avermi mai avvisato di questa spesa extra… dicendoci che

“è esattamente la cifra che fanno pagare a me sa…”

…e lo aggiungi al fatto che ti ho dovuto chiedere per due volte di portarmi asciugamani e carta igenica, beh diciamo che non hai certamente guadagnato due fan… (e poi potresti denunciare il tuo fornitore di gas metano… :) )
Quindi che dire… Berto e Franca a parte di agriturismi in Toscana ce ne sono davvero ad ogni angolo, questo se potete, evitatelo!!!

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Agriturismo autentico?Si trova in Romagna!

10 dic

Eccoci qui.
Dopo la parentesi Newyorkese di cui, peraltro, ancora non abbiamo concluso il racconto, torniamo in Italia per consigliarvi un posto scoperto di recente.
Lo abbiamo trovato per caso, bighellonando sul web.

L’idea era di andare in Romagna “a fare le terme” per il ponte dell’Immacolata e, decise a non cedere ai pacchetti “all-inclusive” dell’ultimo minuto, ci siamo imbattute nell’ “Agriturismo La Sorgente“.

Non cercate indirizzi email o contact form sul sito: non esistono. Per prenotare telefono alla mano e chiamate Berto.

Rocca San Casciano si trova sull’Appennino Forlivese al confine tra Romagna e Toscana.

L’uscita consigliata è Faenza, noi siamo uscite a Forlì e abbiamo proceduto verso Faenza con un percorso forse più lungo, ma certamente meraviglioso!

Arrivate a questo  cartello dovete scendere a sinistra e arriverete alla casetta di Berto e Franca.

Visto che siamo arrivate per pranzo non abbiamo esitato e ci siamo sedute direttamente a tavola.

Il menù è esclusivamente Romagnolo, ma c’è di più:

Berto è dell’idea che in agriuturismo si condivida quello che c’è e che si produce in casa, quindi si mangia solo pasta all’uovo fatta in casa con ragù, burro e salvia o “sughi” fatti da lui.

I secondi sono esclusivamente di carne di coniglio, maiale, cinghiale o affettati.

Tutto prodotto rigorosamente nel Podere Monticino.

Imperdibili i passatelli in brodo e lo Sherry home made.

Consigliamo il cinghiale solo agli amanti indiscussi dei sapori selvatici!

Dopo pranzo ci concediamo una passeggiata per le stradine che costeggiano il monte Colombo. Incontriamo solo un gregge di capre e abbiamo l’opportunità di ammirare il paesaggio della vallatta in assoluto silenzio.

Una delle caratteristiche dell’agriturismo La Sorgente è la posizione: collocato in una valle verde e circondato da splendide montagne e immerso nel silenzio assoluto.

Le stanze sono tutte con letto matrimoniale e letto a castello.

La mezza pensione costa 25 € a persona, mentre per pensione completa Berto chiede 45 €.

E con completa si intende proprio tutto, in porzioni abbondanti, amari compresi ;)

I posti sono in tutto 20 e l’agriturismo è aperto solo il weekend, oppure durante la settimana se per feste comandate o per gruppi superiori alle 10 persone. Sì, perchè Berto di lavoro fa il muratore e l’agriturismo lo fa per passione, per far conoscere alle persone le tradizioni e i sapori “di una volta”.

“Io non voglio fare business, non m’interessa avere un agriturismo a 5 stelle come un albergo. Io voglio che le persone che vengono qui, assaggiano le ricette dei miei nonni e si rilassino. La soddisfazione più grande per me è quando le persone vengono qui e dicono ‘Io non dormo fino a tardi’ e poi le vedo che si svegliano alle 11,30, mezzogiorno.
Qui ti riposi, stacchi e dormi non perchè sei stanco, ma perchè stacchi dalla vita quotidiana!”.

E si, noi abbiamo staccato davvero e vi invitiamo a “staccare la spina” appena ne avete occasione, del resto “dove vuoi,con chi vuoi…basta che sia un bel viaggio” :)

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Dal MoMa al Rockfeller Center

6 ott

Arrivare al Moma è un po’ come entrare in un grande magazzino dell’arte. Gente che corre, urla, bambini che si rotolano sul pavimento, ragazzi che dormono sui divanetti rossi nella hall… D’impatto ti lascia un po’ quella sensazione di caos tipica di quei luoghi estremamente turistici, in cui il 90% delle persone presenti sono lì perché “beh… se vai a New York, come fai a non andare anche al Moma?”
Moma

Poi però prendi la scala mobile e arrivi nella prima sala… e c’è una temporanea dedicata alla musica Looking at the music side e davanti alla copertina di rocket to Russia dei Ramones, foto di David Byrne, disegni di Patty Smith e un collage di immagini storiche della musica targata 70’… accade la magia: le urla non si sentono più, la gente non la vedi e comincia il viaggio…

(anche qui è consigliabile prenotare da casa per evitare le file interminabili, e ricordare che è tra i pochi musei chiusi il Martedì e non il Lunedì)

Passeggi  tra le opere, e la sensazione è quella di stare fluttuando nella storia dell’arte moderna e contemporanea, vedi tutto quello che ti aspetti di vedere… come del resto accade in ogni luogo qui nella mela! Le Campbell’s Soup di Warhol, la Flag di Jasper Johns, Two Heads di Jean Arp, composition in red and blue di Mondrian (che ha segnato l’inizio di un’epoca nella quale l’arte diviene comunicazione di massa diventando l’immagine che ricordiamo tutti sui flaconi L’Oreal dagli anni 80’ in poi). Per arrivare sino a Frieda Calo, Jean Miro’, Picasso, Matisse, Van Gogh, Monet e molti altri.
 Al piano intermedio si entra nel mondo dei designer, lampade sedie librerie che hanno cambiato il modo di concepire gli oggetti tutti armoniosamente collocati in un luogo nel quale l’arte e il design non sono solo tali, ma divengono memoria storica di un secolo che ha dato vita a tutte le nuove forme di comunicazione che oggi ci sembrano già fare parte del passato.

Degne di nota le due temporanee al primo e quinto piano. 
Project 90 di Song Dong, che ha raccolto negli anni tutti gli oggetti che lo hanno colpito e che hanno segnato la sua memoria e li ha utilizzati per realizzare questa istallazione un po’ schizofrenica fatta di valigie, bottiglie, flaconi, borse di carta, tappi, scarpe, televisori e quant’altro è riuscito a collezionare. il concetto da cui parte tutto è “waste not”

Waste Not!
No Discipline di Ron Arad, sedie, poltrone, vasi e librerie di un grande designer che ha saputo plasmare i materiali trasformandoli in bizzarre geometrie al servizio dell’usability quotidiana!

Dopo un meritato caffè sulla terrazza, accompagnato da un dolcetto, ci rendiamo conto che sono gia passate 5 ore! E lo shop sta per chiudere… di corsa ad acquistare tazza, magneti, regali e cartoline di rito!

Rockfeller Center

Una volta uscite facciamo quattro passi sulla 5th Avenue, passiamo davanti alla mitica Red Door del centro Elizabeth Arden, per poi fermarci estasiate davanti alla facciata della chiesa di St. Patrick,  fino ad arrivare al Rockfeller Center. Proprio lui, quello della pista di pattinaggio ghiacciata quando arriva il Natale, quello dove tutti pranzano nei film, e sì anche quello dove Carrie Bradshaw and Friends fanno folli spese a suon di cara di credito.
Giardinetti, piante esotiche, statue ristorantini e bar; un vociare continuo di persone che si raccontano la propria giornata con la cravatta allentata e la giacca appoggiata sul bracciolo della sedia, davanti ad un Martini o ad un Manhattan… davvero Chic.
Stravolte dalla giornata al Moma puntiamo alla Metro e corriamo a prepararci per l’Highline Ballroom: concerto di Perter Cincotti.

Appena arrivate ci danno un tavolo sul soppalco, seconda fila ma non ci possiamo lamentare. Ordiniamo un Filet Mignon e una buona bottiglia di Shyrah Californiano. Si spengono le luci e comincia il concerto! Belissimo davvero…

Alle 22 finisce tutto… (infatti, c’è sempre un doppio set, 20 e 22.30) ci fanno uscire e vista l’ora decidiamo di fare due passi e tornare a piedi, in fondo sono solo ten blocks! (n.d.a. se provi a chiedere le distanze a un newyorchese ti risponderà che sono 2 blocchi a destra oppure 3 a sinistra. I blocchi corrispondono in pratica all’incrocio delle vie tra street and Avenue; considerando che ognuna è lunga anche chilometri è consigliabile memorizzare l’incrocio ;) ).

West Side Fusion

Ci fermiamo per il “bicchiere della staffa” in un baretto del west side, poi arriviamo un altro pub con un quartetto che suona Fusion davvero notevole… e poi? Poi… come ogni sera ci sarebbero altre mille cose da fare, ma gli occhi cominciano a non farcela più e si torna nell’East Village a casetta… e per stare in tema con gli american movies… Domani è un altro giorno!!

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