Quando si dice un tranquillo venerdì di paura…
Siamo partite con una leggera nevicata direzione Orio al Serio… e all’imbocco della A21 a Fiorenzuola ci siamo imbattute in un paesaggio a dir poco montano, tipo pista da sci innevata prima che passino i gatti delle nevi. Superata anche questa prova (Dio benedica le gomme da neve GoodYear) ci lanciamo direzione Brescia Bergamo, fino a che a 50 Km dalla meta, la macchina decide di perdere potenza e non accelerare oltre i 60 Km/h – momento di panico – arriviamo con immutata fiducia alle 21.15 davanti all’ingresso, con chiusura del gate prevista per le 21.30.
Dopo un incontro nel parcheggio con popolazione autoctona che ci ha supportate con un “cori cori che te fa ben”... riusciamo a salire sul volo RyanAir delle 22.05, destinazione London Stansted!
Giunte a destinazione ci imbattiamo in una razza ormai in estinzione, l’inglese gentile e disponibile! Un omone di colore di 150 Kg ci aiuta a capire dove arrivare con i mezzi per approdare al nostro albergo e costringe l’autista ad uno Stop fuori programma per le “young ladies“.
Per gli spostamenti da e per London Stansed vi consigliamo i bus Terravision che potete prenotare facilmente online. Con 9 pound siete da Stansed nel cuore di londra e viceversa.
Il percorso prende almeno 50 minuti, quindi calcolate di partire almeno un paio d’ore prima per non perdere il volo di ritorno!
Scese dal bus ci accoglie un paesaggio algido e silenzioso… surreale.
Millennium e Southwark Bridge illuminati, un forte vento gelido e nessuno per strada

Southwark Bridge
Dall’altra parte del Tamigi, la city che dorme accanto alla Tate Modern, al Globe e e alla sede del Financial times, in attesa di un nuovo giorno.
Dopo qualche incertezza sulle indicazioni per arrivare all’albergo (convinte dell’improbabilità di trovare un secondo inglese gentile e disponibile, ci siamo lanciate su un ristorante Indiano che ci ha indicato la via… ) arriviamo finalmente al Southwark Rose Hotel, trovato su Booking.com, che con un’offerta notevole ci ha permesso di dormire accanto al London Bridge nel cuore di Bankside, in una suite.

Southwark Rose Hotel
Da sottolineare la gentilezza del personale dell’albergo (indiani anche loro), la pulizia e la scelta di connubio con l’arte – molto di moda in questo periodo – con una mostra nella hall e in tutti gli androni dei piani, di un fotografo Giapponese.
Sveglie di buon’ora ci dirigiamo sulla terrazza del settimo piano e dopo una colazione inglese un po’ scarsa (una nota dolente di questo albergo – che offre invece una abbondante colazione continentale compresa nel prezzo) partiamo alla volta del Victoria & Albert museum, per DECODE, (tube South Kensington Circle line, District line, Piccadilly line) Digital Design Sensations, mostra dedicata a digital designer affermati ed emergenti, che si sviluppa in tre percorsi – CODE, INTERACTIVITY, NETWORK – per raccontare come i codici siano un nuovo tool per il design, l’interazione rappresenti la nostra presenza fisica e i network traccino o rielaborino ciò che ci lasciamo alle spalle.

Con un misto di gioia e stupore ci dirigiamo alla vicinissima TUBE baciate da un inaspettato sole londinese ( la fermata è London Bridge – conviene il biglietto giornaliero da 8.60£ visto che la singola corsa ne costa 6.30£!)
Alcune opere molto belle altre meno interessanti ma in particolare:
in Code l’opera di James Forst e Aaron Koblin, restyle interattivo del video House of Cards dei Radiohead. interagendo con il touch screen è possibile muovere la prospettiva grazie ad una tecnologia di mapping in 3D che usa uno scanner con 64 laser per ogni videocamera.
In Interactivity nota di merito all’opera dell’italiana Fabrica Venetian Mirror – Factory di Benetton Group - uno specchio che riproduce una immagine in scala di grigio, digitalmente filtrata da una telecamera, che sovrappone ciò che rimane impresso con una intercessione di 5/7 secondi tra le immagini riprodotte. La sensazione è quella di una pellicola che si imprime lentamente e riflette l’immagine, un connubio tra nuove tecnologie e tradizione.

In Network, Sensity di Stanza, che ha costruito un modello di visualizzazione di dati raccolti nelle città. Opere precedenti rappresentavano mappe di città dal punto di vista dei rumori, della polluzione e degli street hotspots. Per l’occasione il V&A museum ha creato un mapping in real time, che restituisce informazioni nello spazio espositivo.
Soddisfatte della nostra prima tappa e con tanto di catalogo omaggio in uscita ci dirigiamo verso Portobello, per un meritato pomeriggio di shopping in compagnia di amici. I colori, gli odori e gli oggetti, sono gli stessi anche dopo tanti anni – Meltin Pot!
Tube Stop Ladbroke Grove della Circle line.
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Pochi passi e ci roviamo nel cuore di Portobello.
I negozi chiudono alle 18 e i banchetti iniziano a smantellare tutto alle 17; quindi vi consigliamo di fare un giro di mattina o entro il primo pomeriggio: c’è tanta di quella roba che poi non vorreste andare più via…

Portobello road
Se un negozio/un banchetto vi colpisce, fermatevi subito il “poi ci ripasso dopo” non funziona, difficilmente ci ripassate oppure se ripassate magari è già ora di chiusura.
Portobello road è coloratissima, le case sono tutte diverse l’una dall’altra pur mantenendo lo stile inglese. Dopo circa un quarto d’ora di cammino ci troviamo nel cuore di Notting Hill e in mezzo ai suoi negozi di libri usati.
Andrea ci dice che i prezzi delle case in quesa zona sono esorbitanti, Portobello road e Columbia street, dopo il tracollo di Camden Town, sono rimaste le due zone di Londra in cui esplodono l’arte e l’originalità.
Gli abitanti di Portobello sonon molto gelosi del loro quartire e stanno molto attenti alla salvaguardia del piccolo ecosistema. Qui il gruppo su facebook tramite cui fanno sentire la propria voce. Una delle ultime polemiche ha riguardato uno store che ha aperto qualche tempo fa e che ha delle dimensioni che non incontrano gli standar delle piccole botteghe di Portobello. C’è stata una grande polemica e moltissime proteste da parte degli abitanti contro l’apertura del negozio in questione che ancora continua ad essere boicottato.

All Saints il negozio che ha scatenato la polemica
Del resto Camden Town è deceduta proprio per qusto motivo, i mega store e i franchising hanno inizaito a colonizzarla e alla fine l’hanno resa il quartire più turistico di Londra privandola di quell’area underground che vi portava tutti in missione negli anni ’80 in cerca di una festa Punk o di un introvabile vinile della Trojan Records.
Il caos dello shopping londinese da mercatino nonostante chiassoso rende tutto più affascinante
Ad una baracchina di dubbia igiene decidiamo di testare gli anticorpi con un German HotDog con crauti e senape, per poi riprendere la passeggiata tra robivecchi, negozietti e artisti di strada.

Portobello Window
Dopo quasi due ore di cammino facciamo una pausa in un localino dai toni messicani, dove recuperiamo le forze prima di ripartire alla volta dell’ultima parte del mercatino dedicata al vintage.
Con qualche acquisto ci dirigiamo verso SoHo, per un ultima passeggiata di rientro verso l’albergo.
Tappa all’Apple store di Regent Street per dare una sbirciatina ai nuovi prodotti e alimentare le nostre Digital Lives e poi dritte in albergo per prepararci ad uscire.
Dopo un meritato riposo ci dirigiamo verso Vinopolis : la città del vino situata in un quartiere popolato di enoteche, ristoranti e winebar in cui il trade d’union è la degustazione del vino.
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Filetto con misticanza di verdure, e focacce e pane fatto in casa, accompagnato da un Syrah riserva Argentino, Brownie di cioccolato e semifreddo al croccante e zenzero.
Non ci siamo fatte mancare proprio nulla… Ebbre di cibo e di vino usciamo a passeggio tra i localini di Londra, dove però vista l’ora (in realtà era l’1… ma a Londra sembravano le 4 di mattina) non c’era più granchè.
Soddisfatte della nostra giornata torniamo in albergo.
Memori dl giorno precedente optiamo per la colazione continentale e usciamo nella tipica, uggiosa domenica di Londra (il secondo giorno con il sole è un po’ come il secondo inglese gentile e disponibile… improbabile!).

Puntini
Con una lunga passeggiata attraverso il quartiere e le vie della city, una sosta a Saint Paul e un nuovo passaggio per il Millennium Bridge arriviamo alla Tate Modern per una toccata e fuga all’istallazione “How it is” di Miroslaw Balka. Un gigantesco container di metallo nel quale ha riprodotto il buio con un tale senso di realtà da destabilizzare.
Perchè? per rappresentare nell’opera il senso di totale incoscienza per ciò che ci aspetta quando affrontiamo il futuro e le nostre scelte, lo stesso che si trasforma in stupore e in brividi quando le cose accadono e ci colgono impreparati anche se le conosciamo, come quando nel percorso si sfiora un passante o si percepisce la vicinanza di un corpo.
Così, come nella vita, accade che ci si volti e si veda la luce, che fino a quel momento inspiegabilmente l’occhio non percepiva, e che invece adesso rende il percorso a ritroso così banale e chiaro… verso l’uscita.
Peccato non avere il tempo d vedere le altre temporanee e rivedere la collezione permanente, ma decidiamo di optare per l’aria aperta e una passeggiata verso il mercatino dei fiori più amato dai londinesi in Columbia Road.
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Tube stop Old Street.
Lungo la strada incontriamo flotte di persone che arrivano dal mercatino cariche di piante e fiori dei più disparati colori e forme e nei tratti in cui siamo incerte verso quale direzione proseguire, seguiamo i fiori

Columbia Martket
Il mercato è tutto concentrato in una lunga e stretta strada, circondata di negozietti vintage e di cianfrusaglie, tearooms e negozi di parrucchiere e piccole gallerie.
I banchi dei fiori sono disposti nel mezzo della via, mentre i negozie costeggiano i due lati della strada.
Columbia road è completamente diversa dal contesto in cui è calata sembra quasi un paesello al centro della metropoli che corre veloce, mentre qui il tempo sembra essersi fermato.

Le botteghe sembrano dei grandi empori, quelli in cui entri per comprare qulacosa ed esci cn tutt’alra cosa.
Nei negozi di Columbia road trovi di tutto:dai guanti da giardiniere, a vecchi servizi di porcellana, occhiali anni ’70, oppure vassoi laccati del secolo scorso.

I negozi di Columbia Road
La flemma domenicale sembra avvolgere ogni cosa, anche noi che resteremmo volentieri a sorseggaiare te in un bar retrò, mentre sbirciamo gli acquisti dei passanti da dietro i vetri della finestra.
Sembra di essere appena uscite dall’albergo e di avere tutto il tempo davanti,ma ahimè, sono già le 15.30 e un aereo ci aspetta.
Dopo un meritato panino da Pret a Manger, riprendiamo il bus di Terravision alla fermata di Liverpool Street (In altnativa c’è Victoria Station) guidato da uno strano omino al quale nessuno ha detto che un pullman non è una spider
Pensate ancora che due giorni a Londra siano pochi?
Sane e salve approdiamo al gate 737 che pullula di rumorosissimi tifosi in trasferta per la 6 Nations Rugby (giocatasi a Londra lo stesso week end).
Un volo tranquillo non ha prezzo… per tutto il resto, God Saves the iPod!!
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